22
Mar

ITALIA NOSTRA

Como,19.03.2009
Spett. Comune di Laglio (Co)
All’attenzione: Sig. Sindaco
Commissione per il Paesaggio
Oggetto: Osservazioni al progetto del PII ‘Abitare il Lago’
PREMESSE:
A. “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva
dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.
“Salvaguardia dei paesaggi” indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di
un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d’intervento
umano;
“Pianificazione dei paesaggi” indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di
paesaggi.
dalla Convenzione europea del paesaggio, Firenze 2000 (sottoscritta dall’Italia)
B. Art. 9 Costituzione della Repubblica Italiana
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Diretta conseguenza di questa affermazione è l’assunto CHE LA TUTELA DEL PAESAGGIO È DA CONSIDERARSI A TUTTI GLI
EFFETTI INTERESSE PUBBLICO PRIORITARIO RISPETTO AD OGNI ALTRO DIRITTO PRIVATO, ivi compreso il diritto di proprietà
o l’eventuale diritto ad edificare.
È necessario quindi in ogni caso verificare la compatibilità fra l’interesse pubblico prioritario tutelato (tutela del paesaggio) e
ogni intervento antropico in previsione.
C. Il territorio del Comune di Laglio risulta DOPPIAMENTE oggetto di tutela da parte dello Stato per l’intera porzione della fascia
a lago sottostante alla Strada Regina.
Il primo vincolo risulta dal DM 21 novembre 1967 ‘DICHIARAZIONE DI NOTEVOLE INTERESSE PUBBLICO DI UNA ZONA SITA
NEL COMUNE DI LAGLIO (COMO)’:
‘riconosciuto che la zona predetta ha notevole interesse pubblico perche’, ricca di numerosi punti di vista e belvedere
accessibili al pubblico, offre la magnifica ed ineguagliabile visione del primo bacino del lago di Como con le sue continue
insenature e le catene dei monti corona’.
Le rive del bacino lacustre del Lario risultano, inoltre, tutelate per legge ex art. 80 del Dlgs 42/2004, in qualità di ‘territori
contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia’, e quindi di nuovo oggetto di
vincolo.
Tale patrimonio collettivo è dunque un bene pubblico oggetto di particolare tutela.
OSSERVAZIONI:
1. Sul volume in progetto
In base alla definizione della Convenzione europea del Paesaggio sopra ricordata non si condividono affermazioni contenute nella
relazione di progetto del PII quali:
‘La maggior parte dell’ area è occupata dall’ ex cantiere nautico Molinari che, oltre a deturpare il paesaggio a causa delle sue
dimensioni e del linguaggio formale che poco si armonizzano con il contesto, risulta in condizioni di abbandono.
L’area è compresa tra due ville di epoca e stile completamente differenti. Se entriamo puntualmente ad analizzare il sito ci accorgiamo
che, anche se facente parte di una riva complessivamente di pregio, non ci troviamo nella situazione di un fronte lago caratterizzato da
architettura di qualità storica o artistica.’
‘Il progetto propone la demolizione degli edifici esistenti per ricostruire un nuovo complesso.
Detto intervento di demolizione non va certo ad intaccare elementi caratteristici della zona ma anzi libera il fronte lago (!!!!) da un
ingombrante e degradata struttura.’
Il paesaggio è il risultato delle interazioni tra elementi e naturali e antropici che concorrono a caratterizzare un contesto.
Ciò che deturpa il paesaggio è un’architettura che non intesse relazioni (funzionali, formali, morfologiche) con il contesto nel quale si
inserisce, e non un’architettura di per sé stessa.
L’edificio del centro nautico di Laglio, pur eccezionale per dimensioni, caratteri architettonici, materiali, proporzioni, trova le sue ragioni
storiche nell’essere sede di una attività tipica del bacino del Lario, ovvero quella cantieristica nautica.
L’eccezionalità dell’architettura (e le sue considerevoli dimensioni) erano strettamente legate alla specifica attività cantieristica e del
rimessaggio. Il linguaggio architettonico adottato presenta nel complesso anche un certo interesse.
Persa la ‘ragione di esistere’ dell’edificio, cioè cessata l’attività che lo ha generato, il suo volume appare completamente svuotato di
senso e sproporzionato rispetto ai rapporti equilibrati tra pieni e vuoti che caratterizzano il sistema delle rive. Si guarda con favore,
quindi, ad un intervento di riqualificazione.
Ricordiamo poi che le rive del Lago di Como sono caratterizzate da un doppio sistema insediativo: quello verticale, costituito da nuclei
abitati di mezzacosta con frazioni ‘a lago’ e ‘a monte’ collegate da percorsi verticali, e quello delle ville con parco distribuite
orizzontalmente lungo la linea di costa.
Ciascuno di questi sistemi è ben riconoscibile (seppur intaccato e in alcuni casi compromesso) ed è caratterizzato da una certa
proporzione tra spazio vuoto e volumi edificati che generano un ‘ritmo’ ben distinguibile nel ‘paesaggio verticale’ delle rive lacustri.
L’eccezione, in termini di volume, rispetto agli insediamenti residenziali è riservata ad edifici a destinazione particolare come gli edifici
sacri, gli edifici pubblici, gli edifici industriali, le grandi strutture alberghiere.
In conclusione, si ritiene che il volume dell’edificio dell’ex cantiere nautico sia giustificato solo in quanto ‘edificio eccezionale per
destinazione d’uso’. Una trasformazione legata al cambio di destinazione NON PUO’ PRESCINDERE DA QUESTA LETTURA DEI CARATTERI
PAESAGGISITICI DELL’AREA SU CUI ESSO INSISTE, quindi deve mantenere traccia del carattere tipologico dell’edificio e della sua logica
generatrice.
Dal punto di vista della tutela del paesaggio può essere un’operazione corretta la conservazione dello scheletro ‐e quindi del volumedel
cantiere nautico e il mantenerne una traccia. Le darsene inoltre, fatto salvo il diritto dei vicini, possono essere accettabili SOLO in
quest’ottica di recupero del volume esistente.
2. sull’architettura in relazione al contesto
(Ogni considerazione architettonica successiva parte da questo presupposto: un volume così consistente può essere accettato SOLO SE
si conserva l’involucro del cantiere CON LE SUE PROPORZIONI. In ogni caso si ritiene opportuno entrare anche nel merito del progetto
proposto.)
La giacitura e l’orientamento dell’edificio proposto non si relazionano con la morfologia e l’orografia dei luoghi e con le giaciture
dominanti (tipicamente: facciata principale dell’edificio sviluppata parallelamente o perpendicolarmente alla linea di costa) e appare
totalmente auto‐referenziale, cioè volta alla ricerca del migliore affaccio dall’ interno verso l’esterno, con l’effetto di introdurre un
elemento di grande disordine.
L’architettura, i materiali, la tipologia edilizia adottata nel progetto proposto non trovano precedenti nel paesaggio del lago e sono
totalmente decontestualizzati (es: forma e dimensione delle aperture vetrate e conseguente ‘effetto lanterna’ notturno, elemento di
copertura).
Le darsene in progetto, infine, risultano giustificabili esclusivamente in relazione alla tipologia cantieristica dell’insediamento
precedente: le darsene residenziali, elemento tipologico precisamente identificabile nell’ambito del Lago di Como, presentano
caratteristiche dimensionali e architettoniche totalmente diverse.
Quindi, in questo caso, tradita la tipologia che le ha generate, le darsene appaiono decontestualizzate e arbitrarie anche nel numero.
3. le sistemazioni esterne
è necessario un approfondimento del progetto di inserimento paesaggistico dell’edificio;
occorre progettare gli esterni (piantumazione, illuminazione esterna, arredo) particolarmente nella parte fronte‐acqua;
è necessario prevedere la presenza di esemplari ad alto fusto nella porzione del giardino antistante l’edificio per limitare la percezione
della facciata dall’acqua.
Tale aspetto è parte integrante del progetto architettonico e quindi non può essere trascurato.
4. Le distanze
le distanze rispetto alle proprietà confinanti sono state oggetto di accordo tra privati? Sono rispettati i diritti di terzi? (chiedere ai vicini
che hanno legittimi diritti).
Occorre verificare le distanze dell’edificio esistente dal confine di proprietà: se sono meno di 5 m, allora l’aumento dell’altezza rispetto
allo stato di fatto deve essere autorizzato dai vicini!
Si richiede pertanto un elaborato grafico con la dimostrazione delle distanze dai confini.
Certi che le nostre osservazioni saranno oggetto di dibattito e valutazione,
l’occasione ci è gradita per porgere distinti saluti.
per Italia Nostra, sezione di Como
la Presidente, prof. Fiammetta Lang

20
Mar

lago di como - l’ex cantiere

20
Mar

osservazioni del comitato al Piano integrato ex cantiere

Egregio
Signor Sindaco

Oggetto: Osservazioni inerenti il
PROGRAMMA INTEGRATO DI INTERVENTO AREA “EX CANTIERE NAUTICO”

Egregio Signor Sindaco,
Egregio Signor Vice-Sindaco, Assessore per l’edilizia

• Ricordando che il “Comitato Rive di Laglio” è costituito da persone che vogliono preservare l’ambiente, le tradizioni, la storia e la cultura del nostro paese essendo convinte dell’importanza del rispetto dei valori paesaggistici e ambientali del nostro lago

• Viste le diverse dichiarazioni del Sig. R. Pozzi, attuale Sindaco di Laglio, esposte durante l’ultima campagna elettorale di una svolta nella gestione dell’urbanistica nel nostro paese e le dichiarazioni del Signor G. Mantero, sindaco di Laglio nella precedente Amministrazione, riportate a suo tempo in articoli della stampa locale in merito alla salvaguardia del paesaggio lariano.

Con la presente il Comitato Rive di Laglio esplicita le sue preoccupazioni inerenti il Piano Integrato di Intervento per trasformare l’ex base nautica in un residence, piano adottato all’unamità nel corso della seduta del Consiglio Comunale in data 18.02.2009.

Dalla lettura approfondita del progetto urbanistico presentato e dopo avere ascoltato le spiegazioni di assessori e tecnici del Comune di Laglio, dobbiamo nostro malgrado constatare che questo progetto, per quanto “ereditato” dall’amministrazione precedente, è un’ ulteriore violazione del nostro paesaggio, in netto contrasto con le dichiarazioni sopraindicate.

L’attuale corpo architettonico, versante in notevole stato di degrado, risulta già estraneo al luogo dove ora sorge ma questo nuovo progetto, che comporta un’altissima volumetria, si estranierà ulteriormente dalla realtà paesaggistica di questo territorio, col quale non si integra. Oltre a non avere alcuna valenza sociale diretta il progetto ha un indice di sfruttamento del suolo ancora troppo elevato e si “espone” sulla sponda del Lago in modo prepotente con i suoi 6 piani (4 residenziali, 1 di spazi aperti, 1 per la darsena).

Il Comitato Rive di Laglio è consapevole che non si può evitare l’eredità di una amministrazione precedente ma si deve, e si può, trasformarla se non corrisponde ai propri ideali dichiarati.

Riteniamo questo progetto un segnale sbagliato per il futuro sviluppo dell’urbanistica sulle sponde del Lago, sviluppo che il Comitato Rive di Laglio considera certamente necessario ma da armonizzare e integrare sia con le realtà locali a livello Comunale sia quelle più generali a livello Europeo.

Per questo, con evidente provocazione, chiediamo di dimezzare il volume del progetto e di ripensarne l’architettura, nell’ottica di una necessaria riqualificazione integrata del lungolago che si dovrà sviluppare nei decenni futuri, modificando in modo armonico le caratteristiche peculiari del paese e del territorio.
Questa è una sfida che l’architetto incaricato, viste le sue opere di alto livello, sicuramente può affrontare e risolvere, pur consapevoli dell’importante riduzione di profitto per l’imprenditore / propietario e di entrate per il nostro Comune.
Questo progetto deve essere “ripensato” affinchè Laglio assurga alle cronache come protagonista non di possibili scempi d’edilizia, a caccia di soldi facili a danno del nostro paesagio, ma di uno sviluppo volutamente integrato con il passato e coraggiosamente proiettato verso il futuro.

Richiediamo pertanto al Sindaco, ai Consiglieri della Maggioranza e ai Consiglieri della Minoranza tutti di instaurare una discussione aperta e trasparente sulle modifiche di questo progetto, per portare Laglio in prima linea tra quei Comuni virtuosi, che rispettano la lora storia e il loro ambiente all’interno di uno sviluppo ubanistico necessario.
Con questa richiesta si vuole trovare un punto di incontro tra le diverse esigenze e si vuole sottolineare l’importanza del coinvolgimento del cittadino nelle scelte del proprio territorio e della propria vita: una “politica partecipata” tanto auspicata dall’attuale amministrazione come svolta politica per il futuro di Laglio.

Con distinti saluti
Comitato Rive di Laglio

Laglio 11 Marzo 09

16
Mar

cosa diceva george clooney???

Caro presidente Berlusconi, la sua idea di rilanciare l’economia facendoci ristrutturare la casa è come al solito originale e intrigante

Caro presidente Berlusconi, la sua idea di rilanciare l’economia facendoci ristrutturare la casa è come al solito originale e intrigante. Per un paese rattrappito dalla paura e per nulla incline all’ottimismo, la liberalizzazione dell’edilizia può diventare un motore formidabile di sviluppo e di entusiasmo. Non c’è nulla che appassioni le famiglie italiane come la squadra di calcio e l’abitazione da migliorare. Non c’è discussione più animata di quella sul centravanti da sostituire o sul divano da cambiare, sul terzino che non fluidifica o sulla lavatrice che non asciuga.
Per questo siamo con lei quando dice che il futuro passa dal piccolo sogno di una mansarda più alta, di un terrazzo più grande, di un giardino più ampio, di una scala vera e non necessariamente a chiocciola.
Costruire da zero o ampliare la proprietà, farlo rapidamente, ottenere significativi incentivi fiscali, immaginare di realizzare soluzioni ecologiche, risparmiare energia e dare un contributo alla risalita dalla depressione d’una crisi di sistema che coinvolge tutti. E’ un bel programma. E’ un obiettivo forte che fa correre un brivido d’entusiasmo in coloro che, paralizzati i denari per sfiducia dentro il caveau d’una banca, trovano un motivo per cambiare umore affidandosi al bene rifugio più coccoloso che esista il caro eterno mattone.

Fin qui, il suo ragionamento non fa una piega. Il problema comincia a porsi ricordando che proprio lei, presidente, qualche tempo fa percorreva felicemente le sponde del nostro lago cercando la villa dei sogni. E, in questo dolce esercizio, non poteva non imbattersi in piccoli gioielli che si specchiano nell’acqua, in paesi aggrappati alle rocce, in pievi che profumano di medioevo, in un susseguirsi di campanili, tetti, porticati e porticcioli che rendono il nostro piccolo mondo antico prezioso e fragile. Molto prezioso e molto fragile.
Molto prezioso non solo perché unico. Ma perché il valore del mattone qui è schizzato alle stelle e negli ultimi anni (prima dell’era glaciale) la spinta propulsiva dell’edilizia aveva toccato vette speculative da far paura. Committenti esosi, costruttori con l’acquolina in bocca, sindaci compiacenti hanno letteralmente asfaltato le regole per cementificare il Lario. E se non ci sono riusciti, se non hanno fatto in tempo a mangiarsi il territorio è stato un miracolo. Le pendici sventrate, i boschi tagliati dalle strade, le fazendas messicane accanto alle chiese del Trecento, le schifezze nei centri storici, gli alveari da weekend, gli autosili senza senso, le spiaggette messe in vendita, i piani regolatori dribblati come i difensori del Milan nelle ultime stagioni sportive: metri cubi ovunque. Metri cubi e bulimia di cemento.
Caro presidente Berlusconi, ci restano una constatazione e una domanda. La constatazione: se la maggioranza dei politici locali, qualunque sia la professione di riferimento, possiede un’agenzia immobiliare, significa che l’argomento non è propriamente secondario. La domanda: lei è proprio sicuro che un’idea così decisiva, e se vogliamo innovativa, non rischi di diventare un’arma letale in mano ai cementificatori per completare l’opera? La corsa a costruire senza regole precise, senza vincoli e senza sanzioni, può trasformarsi in un passaggio di cavallette. L’ultimo, quello finale. Senza neppure la consolazione, per noi lariani, di poter scappare su un altro lago.

Giorgio Gandola

16
Mar

le bugie hanno le gambe corte di certi sindaci

l’intervista

darko Pandakovic docente di Architettura del paesaggio «Chi chiede mattoni
lo fa per garantirsi
un investimento»

«Altro che rilanciare l’economia, chi propone più cemento lo fa solo per potersi garantire qualche investimento sicuro, visto che il mattone ormai ha preso il posto delle azioni».
Darko Pandakovic, docente di Architettura del paesaggio al Politecnico di Milano, definisce «splendido» il blitz tentato due sere fa in consiglio provinciale da Forza Italia: «Il partito ha mostrato il suo vero volto, forse speravano di togliere anche quelle poche tutele garantite oggi dal Piano territoriale».

Ma, Pandakovic, lei è anche sindaco (di Brunate). Tanti primi cittadini si dicono costretti a fare cassa con gli oneri di urbanizzazione per poter realizzare opere pubbliche.

Sono solo scuse, è un modo per giustificare certi scempi. In realtà gli oneri non bastano nemmeno a garantire i servizi connessi alle nuove edificazioni.

Forza Italia ha giustificato la proposta di revisione del piano territoriale con «la grave situazione economica» e «la crisi che ha investito il settore edilizio». Non le sembrano motivi validi?

No. Non c’è bisogno di nuove residenze, Como è piena di appartamenti sfitti. Per non parlare di Garzola, dove tante case non sono state nemmeno finite perché non riescono a venderle. Eppure hanno cementificato tutto.

Come spiega, allora, il tentativo di Forza Italia?

Ho accolto il blitz con grande soddisfazione, perché finalmente la verità è venuta a galla. Il partito ci ha provato, per fortuna gli stessi alleati si sono tirati indietro, è sembrato troppo anche a loro. Il tentativo, d’altra parte, è stato fatto in modo spudorato. Mi pare che siano mossi solo dal disperato desiderio di far guadagnare qualcuno.

A chi si riferisce?

Grosse imprese e investitori. Il mattone è diventato un bene rifugio anche per i big, che non possono più investire in azioni e puntano sul cemento.

Non le è parsa, insomma, una mossa dettata dalla volontà di mitigare gli effetti della crisi.

Direi proprio di no. Non si può pensare di risolvere tutto con le gru, costruire in questa fase non è vantaggioso nemmeno in termini economici. E non vedo quali vantaggi porterebbe il cemento alle comunità locali.

Gli oneri di urbanizzazione, però, fanno gola ai sindaci.

Qualcuno utilizza la scusa delle casse vuote per spiegare il sì a certe edificazioni. Ma è una giustificazione che non regge. In realtà gli oneri non bastano nemmeno a garantire l’attivazione dei servizi connessi alle nuove residenze.

Michele Sada

15/03/2009

04
Mar

intervista all’ex sindaco Spallino

Avv. Spallino,secondo lei oggi c’è un’emergenza urbanistica a Como?

Si,non si studia più, non si programma più e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Il fatto è, e non mi riferisco solo al capoluogo, che alcuni sindaci si dedicano troppo alla raccolta di contributi, attraverso gli oneri di urbanizzazione,”svisando” il paesaggio.

Vero è che un sindaco serio non si comporterebbe cosi, ma alla base di tutto c’è la legislazione regionale…..

DOVE VUOLE ARRIVARE?
I comuni sono interessati a far “cassa”.

Quando la Regione affida loro la tutela del territorio sbaglia tutto, ponendo le premesse per il disastro.
Concordo pienamente con le interviste degli arch. Cosenza e Monti, perchè difendono posizioni che stanno a cuore a chiunque si sente cittadino delle mura e dello splendido scenario del lago……..

02
Mar

il pesce puzza dalla testa…

lago-di-como-laglio-2.jpg

02
Mar

le bellezze di Laglio

laglio-lago-di-como3.jpg

02
Mar

per i giocatori del lotto

diamo i primi numeri da giocare e vi invitiamo ad indovinare di che cosa si tratta.
1797
2000
6000
12

02
Mar

lago-di-como.jpg





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